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martedì 24 giugno 2014

LA "SANTA" CHIESA CATTOLICA


…Vieni ti mostrerò la condanna della grande prostituta, che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra… La prostituta era vestita di porpora e scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla sua fronte stava scritto un nome misterioso: - Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra - …”

                                                                                                                                      Apocalisse 17: 1-5



ARGOMENTI TRATTATI:


1, CRISTIANO O CRISTIANO CATTOLICO?

- Origini del cristianesimo e del cattolicesimo
- Le Sacre Scritture e i vangeli apocrifi
- La vera Chiesa di Cristo

2. IL “SANTO” PADRE

- La figura del Papa
- I Papi nella storia, 2000 anni di pontificati scandalosi

3. LA CASTITA’ NELLA CHIESA CATTOLICA

- Origini storiche della castità del clero
- La bibbia e il celibato
- La famiglia di Gesù e il dogma della Verginità di Maria

4. IL CULTO DEI SANTI

- I santi nella chiesa cattolica e l’idolatria
- I santi secondo le Sacre Scritture


1. CRISTIANO O CRISTIANO CATTOLICO?


Origini del Cristianesimo e del Cattolicesimo

Ogni volta che ci si ritrova a parlare di fede o meno con qualcuno, la prima domanda che viene spontaneo fare è: “Di che religione sei?” Le risposte possono essere svariate, c’è chi risponderà di essere buddista, induista, mussulmano, animista, ateo oppure, in un paese come il nostro, dove la religione ufficiale è il Cattolicesimo, la maggior parte delle persone risponderanno: “Sono un cristiano cattolico!”. Ed è proprio a questa risposta che mi sono sempre soffermato a pensare sul vero significato di essere “Cristiano”. Sostenere di essere cristiano dal sostenere di essere un cristiano cattolico c’è molta differenza, una differenza apparentemente molto sottile quasi inesistente, ma che lascia un baratro tra la cristianità e il Cattolicesimo. E’ anche vero che nella maggior parte dei casi chi sostiene di essere un cristiano cattolico, lo fa solo perché così è stato educato ad essere, per tradizione, per cultura, per l’ambiente sociale in cui è cresciuto, ma questo non basta a fare di un individuo un cristiano. Io ho la profonda convinzione che  non si può parlare o agire per come ci viene “imposto” di fare, ognuno ha il dovere di scoprire il senso e la verità delle cose, scoprire cosa c’è dietro a un modo di pensare o di agire hai quali siamo stati indirizzati attraverso l’educazione dalla famiglia e dalla società, perché non sempre quello che ci viene insegnato è la cosa giusta da fare e, soprattutto, non sempre è la verità. Rifiutarsi di scoprire la verità, il significato e il senso delle cose che condizionano quotidianamente la nostra vita, significa vivere come burattini permettendo a qualcun altro di muovere i fili della propria esistenza così privandoci di essere davvero uomini liberi. Allora è necessario sapere in cosa ci fanno credere e avere la libertà di decidere in cosa desideriamo credere.
Sono certo che ognuno di voi abbia sentito, letto o recitato almeno una volta nella vita il “Credo Apostolico” che viene chiesto ai fedeli di recitare durante la liturgia. Ad un certo punto recita cosi: “…Credo nella Chiesa, una santa cattolica e apostolica…”, è chiaro come l’insegnamento che viene dato, alla base di tutto, è quello  che la chiesa cattolica sia l’unica e “santa” chiesa di Cristo. Ma vi siete mai chiesti se è davvero così? O recitare il “Credo” è diventata un azione talmente spontanea e meccanica, come una poesia da recitare a memoria, che vi ha sempre distolto dal soffermarvi in quello che dice?
Gesù non ha mai dato un nome alla sua Chiesa, non ha mai istituito alcuna gerarchia ecclesiastica durante la sua vita, non ha mai parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule e mai pensato di creare una sterminata falange di santi e beati. E come mai la Chiesa Cattolica, che si ritiene l’unica chiesa di Cristo, è costruita su tutte queste cose? Perché la Chiesa Cattolica ha la pretesa di essere, ma non è, la vera Chiesa di Cristo, il cattolicesimo è solo una religione che, come vedremo, prende spunto dalla storia di Gesù per creare con il passare del tempo una religione sempre più dettata dall’uomo che nel corso dei secoli ha condizionato i popoli ed ha acquisito sempre più potere nel mondo. Trovo che una frase di Sigmund Freud, che scrisse nel suo libro “L’avvenire di un illusione”, rispecchi esattamente il punto della questione, dice: “Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale”.
Iniziamo ad entrare nel cuore della questione, dando un significato chiaro sia al termine Cristianesimo che Cattolicesimo. Il cristianesimo si basa sul credo monoteista, ovvero credere in un solo e unico Dio, ha origini dal Giudaismo nel I secolo ed è fondato sull’insegnamento di Gesù di Nazareth inteso come figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per la salvezza di tutti gli uomini, ovvero il Messia promesso, il Cristo. Gli aderenti al Cristianesimo sono chiamati cristiani, i quali credono al messaggio di Gesù Cristo per la salvezza dell’umanità e si attendono al comportamento che un vero cristiano deve avere, attraverso il Vangelo (“buona notizia”) che riporta gli insegnamenti di Cristo. Il Cristianesimo riconosce Gesù come il Messia atteso dalla tradizione ebraica, dalla quale ha origine.
Il Cattolicesimo è definito come religione cristiana seguita dai membri della Chiesa cattolica, si tratta di una religione dotata di una propria specifica dottrina, dei dogmi, una morale e una filosofia. Deriva anch’esso dal Cristianesimo, dal quale prende i principi fondamentali su Gesù, la sua vita, la morte, la resurrezione ecc, ma si è diviso dal Cristianesimo giudaico, al quale appartenevano gli insegnamenti di Gesù, per prendere una strada propria che, inevitabilmente, si è allontanata di molto dai veri insegnamenti del Cristo. Ed è proprio qui che si viene a creare questa sottilissima linea di diversità tra il Cristianesimo, quindi il cristiano, dal Cattolicesimo, il cristiano cattolico. Lo scisma tra il Cristianesimo e il Cattolicesimo non fu l’unico, la storia ci insegna che la Cristianità si divise in tre principali divisioni: il Cattolicesimo, l’Ortodossia orientale e le varie denominazioni del Protestantesimo. Lo Scisma d’Oriente del 1054 divise la Cristianità Calcedoniana fra la Chiesa Cattolica romana e la Chiesa ortodossa. Il Protestantesimo nacque all’interno della Chiesa Cattolica dopo la riforma protestante del XVI secolo. E’ la storia stessa che ci insegna come l’uomo, e solo l’uomo, abbia dato origine alle svariate forme di religioni presenti nella nostra società, in particolar modo tra il Cattolicesimo e il Cristianesimo, ma questo non da diritto di istituirsi come la vera Chiesa di Cristo, soprattutto se, chi si ritiene portatore di un così prezioso incarico, è il primo ad essere incoerente e un tantino ipocrita agli insegnamenti che le Sacre Scritture, alle quali la stessa Chiesa Cattolica crede essere ispirate da Dio, insegnano.
Essere cristiano significa riconoscere e credere, per mezzo della fede, che Gesù sia il figlio di Dio, incarnatosi come uomo per venire in mezzo agli uomini per portare il messaggio di salvezza e insegnare agli uomini la vita del vero cristiano. Essere cristiano significa riconoscere il sacrificio sulla croce del Cristo, risorto, che è l’unico mezzo di salvezza per accedere un giorno in paradiso. Essere cristiano significa vivere la propria esistenza alla luce degli insegnamenti che Gesù ha dato che ci sono stati tramandati attraverso le Sacre Scritture, vivere nell’amore per il prossimo e in piena coerenza con quello che Gesù ha detto. Questo è essere un cristiano, avere la consapevolezza che l’uomo in se non è nulla, se non il frutto di una creazione divina senza macchia e difetto, avere ogni giorno un rapporto personale tra il nostro essere e il Dio che ci ha creati, dal quale prendere spunto e, perché no, anche conforto, senza istituzioni, formule, dogmi, gerarchie tra noi e Dio. Essere un cristiano vuol dire comportarsi come tale e non nell’ipocrisia di una Chiesa che predica bene, ma razzola  male. C’è una frase scritta dello scrittore Mark Twain che dice: “ La Chiesa cerca sempre di cambiare gli altri. Non sarebbe una cattiva idea se prima cambiasse lei, tanto per dare il buon esempio. “, una grande verità che la stessa Chiesa cattolica dovrebbe capire e, con lei, chi la segue.


Le Sacre Scritture e i vangeli Apocrifi

Le Sacre Scritture, ovvero l’insieme di quei testi antichi che compongono la Bibbia, è l’unica cosa concreta che, di fatto, i cristiani hanno come riferimento su quella che è stato il rapporto tra Dio e l’uomo prima della venuta di Gesù, sulla stessa vita di Cristo, i suoi insegnamenti e il messaggio di salvezza lasciato all’uomanità.

La Bibbia è un documento letterario unico al mondo, in quanto è la parola di Dio. E’ una piccola biblioteca contenente testi scritti da una quarantina di autori, che si differenziavano tra loro per età, livello d’istruzione e posizione sociale, ma nonostante questo la Bibbia ha un unione e un armonia notevole, come se i suoi libri fossero gli anelli di un'unica catena. Nelle Sacre Scritture sono presenti diversi generi letterari: testi storici, poetici, didattici, apocalittici e persino d’amore (cantico dei cantici). L’insieme di questi testi rappresentano una serie di informazioni sul mondo degli uomini a quei tempi e sull’intervento di Dio nelle vicende di singoli individui o di intere nazioni. La Bibbia è stata scritta dagli uomini guidati dalla sovranità di Dio affinchè comunicassero fedelmente il suo pensiero, 2 Timoteo 3:16 “…ogni Scrittura è ispirata da Dio…”. La Bibbia è composta da due gruppi di scritti, il Vecchio Testamento ed il Nuovo Testamento. Nell’Antico Testamento sono raccolti tutti gli scritti che precedono la vita di Gesù e che rispecchiano la Bibbia ebraica, chiamata anche Tanakh. Nel Nuovo Testamento vi sono raccolti gli scritti che parlano della vita di Gesù e le istruzioni lasciate all’uomo durante l’attesa del suo ritorno. Una differenza importante tra l’Antico e in Nuovo Testamento è l’approccio che Dio ha verso l’uomo. Nell’Antico Testamento vediamo infatti un Dio che interviene nella vita dell’uomo o di un popolo, attraverso regole, compiti e modi di porsi, anche al cospetto di Dio, che erano conformi al modo di vivere degli ebrei di allora. L’Antico Testamento lo possiamo definire il “periodo della legge”, dove il comportamento dell’uomo e la sua salvezza dipendevano dalla legge che Dio stesso ordinò (es. i dieci comandamenti). Diversamente nel Nuovo Testamento, chiamato “periodo della Grazia”, Dio cambia sistema di approccio verso l’uomo, non si “impone” più tramite la legge, che in ogni caso l’uomo non segue, Dio decide di ridare all’uomo il libero arbitrio su se stesso, lo stesso che aveva dato ad Adamo ed Eva che, però, disubbidirono. Sceglie di dare all’uomo un mezzo di salvezza, attraverso il sacrificio della croce del Cristo, e lo esorta a comportarsi con amore e dedizione in attesa del Suo ritorno. Nel Nuovo Testamento difatti sono raccolti i racconti sulla vita di Gesù, i suoi sermoni e le lettere dei suoi apostoli indirizzate alle Chiese cristiane al fine di educarle alla vita con Cristo. Nonostante la Bibbia sia un libro antichissimo, essa rimane sempre attuale, perché tratta di avvenimenti collocati nel passato, nel presente e nel futuro. Essa ci comunica la rivelazione del problema fondamentale dell’uomo di qualsiasi epoca, cultura e in ogni luogo esso viva, ovvero il suo errare lontano da Dio, con questo l’intera umanità è stata trascinata nel peccato e nella sofferenza. In fine troviamo l’Apocalisse di Giovanni, libro apparentemente apocalittico che, invece, risulta essere un libro di speranza, vi si trova, infatti, la rivelazione della soluzione divina e assoluta del problema del male, ossia l’opera redentrice di Gesù Cristo, i cui effetti non conoscono limite alcuno di tempo né di spazio, Giovanni 3:16 “…Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unico Figlio, affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna…”.
Inoltre la Bibbia rimane anche l’unica cosa in comune tra le scissioni all’interno del Cristianesimo ed è la fonte indiscutibile alla quale prendono spunto ebrei, cristiani, cattolici, ortodossi e protestanti, tutti affermano, compresa la Chiesa Cattolica che la Bibbia è ispirata da Dio. La Chiesa Cattolica sostiene che la Bibbia contenga le parole di Dio che ne è l’autore, un'altra affermazione contenuta nel catechismo della Chiesa cattolica dice: “ La Sacra Scrittura è la Parola di Dio in quanto messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo”. Anche nel Concilio Vaticano II viene sostenuta questa tesi, in un documento del Concilio intitolato Dei Verbum, Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione si afferma: “Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della Sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo”, in un'altra parte del documento si legge: “La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio come autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa”, (facendo riferimento a Giovanni 20:31 e 2 Timoteo 3:16). E’ chiaro, ed è bene che lo si tenga bene a mente per tutto il tempo della lettura di questo saggio, che la Chiesa Cattolica afferma che la Bibbia sia la vera parola di Dio e ne confermo la tesi, ma nella seconda parte del documento del Concilio Vaticano II, nel quale si sostiene che le Sacre Scritture, in quanto divine, siano state consegnate alla Chiesa cattolica ho sicuramente qualcosa da ridire. La Bibbia, così come la conosciamo tutti, non è esattamente la raccolta di tutti i testi sacri, ma ne racchiude solo alcuni dei tantissimi vangeli e testi sacri riguardanti Gesù, gli altri, chiamati testi Apocrifi, non sono stati inseriti proprio dai padri del cattolicesimo quando istituirono il canone cattolico.
Per “canone” si intende l’insieme di testi o documenti nei quali sono racchiusi significati ed etiche di un qualunque movimento che possa essere religioso, filosofo, ideologico o una corrente intellettuale, al fine di avvalorare le tesi del movimento stesso. Quando la notizia della risurrezione del Cristo iniziò a diffondersi, incominciò a crescere un movimento con un’accentuata inclinazione messianica nel quale erano presenti ebrei di origine diverse. Fra loro alcuni di lingua e cultura ebraica, altri di lingua e cultura greca, chiamati “ellenisti”, cominciarono quindi controversie tra i due gruppi al punto che le autorità giudaiche arrivarono a lapidare un esponente del movimento greco, Stefano, che venne poi proclamato martire dalla Chiesa cattolica. Dato che le controversie tra giudaici e greci erano frequenti, alcuni membri si allontanarono e iniziarono a nascere altre comunità, come ad esempio quella di Antiochia, dove si inizierà a parlare di cristiani. Ognuna di queste comunità ricordava la vita di Gesù, le sue parole, le sue azioni, il suo ministero e il mistero della resurrezione, ricordi tramandati di bocca in bocca, il che comporta nel tempo a notevoli distorsioni della realtà. Per una Chiesa che cominciava ad imporsi come istituzione e che non si limitava più ad essere solo un “assemblea degli eletti”, come veniva chiamata, che poi è il vero significato della parola “ecclesia”, iniziò ad avere l’esigenza di creare un insieme di testi di riferimento. Comincia così la necessità di un canone che, per la Chiesa Cattolica si dichiarò ufficiale solo nel Concilio di Trento (1545-1563), anche se di fatto i testi del Nuovo Testamento erano ormai consolidati da un millennio, e quelli dell’Antico Testamento già esistevano prima di Gesù. Non solo, questo non fu solo l’inizio della formazione di un canone, ma l’inizio della scissione di quella che in seguito divenne la Chiesa Cattolica, dall’originaria cristianità giudaica di Gesù, scissione che avvenne nel 135 a.c. circa. Gesù infatti era ebreo, nato in una comunità ebrea e cresciuto in essa secondo la Legge dell’Antico Testamento, come lo dimostra Matteo 5:17 “Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento…”
L’esigenza di una comunità sempre più forte di creare un canone è un atto che, di conseguenza, fu il primo ingranaggio dell’ortodossia o meglio far nascere ufficialmente una nuova religione che spiegherà il distacco progressivo dal cristianesimo originario ebraico. Gli esponenti di questo movimento nascituro decisero che tra i numerosi testi sacri bisognava scegliere quali testi avrebbero meglio rivelato la salvezza, la vita di Gesù i suoi insegnamenti, alla base di questo criterio di scelta c’era l’ispirazione, ovvero si unirono insieme solo quei testi che si consideravano essere ispirati da Dio per mezzo dello Spirito Santo che, in seguito composero quella che oggi è la Bibbia. La decisione si basò su quello che si chiamava consensus ecclesiale, furono infatti le varie comunità cristiane come quella di Antiochia, Alessandria, Edessa, Gerusalemme, Roma e più tardi Costantinopoli che, in base alla comunione su alcuni specifici punti dottrinali, decisero e crearono il canone che oggi compone la Bibbia. Anch’essa una decisione presa fondamentalmente dagli uomini che scegliendo dei testi ed eliminandone altri, portarono a classificare quest’ultimi come Apocrifi. Il termine Apocrifo sta a significare “ciò che è tenuto nascosto” o “ciò che è tenuto lontano”, oggi per la Chiesa Cattolica i libri Apocrifi sono testi che, non essendo inseriti nelle Sacre Scritture, e quindi non ispirati da Dio, non vengono presi in considerazione come testi dottrinali o liturgici, ma questo non significa che non lo siano. Come ho detto prima, la necessità di creare un canone nasceva solo al fine di trovare conferma della tesi che si sosteneva e di conseguenza si cercavano solo testimonianze di ciò che si desiderava far sapere. Non è di certo la scelta di questi esponenti delle varie comunità che istituirono il canone a dover giudicare se un testo sia sacro o no, ne hanno fatto una scelta, ma non posso pretendere di considerare Apocrifi gli altri. Inoltre i padri di queste comunità religiose scelsero dei sacri testi, riconosciuti dall’attuale Chiesa Cattolica, senza sapere che sarebbero state queste Sacre Scritture a dimostrare che la Chiesa Cattolica si è di gran lunga allontanata dalle dottrine e dagli insegnamenti del Cristo, stravolgendoli, inserendo norme e dogmi, assolutamente inventati nel corso dei secoli, spesso per ragioni ben diverse che quelle per la dedizione a Dio e al suo messaggio.
Il cattolicesimo nasce e si impone in modo sempre più forte grazie soprattutto all’imperatore Costantino, il quale aveva l’intento di dare vita ad una religione unitaria per tutto l’impero romano, da buon politico temeva fratture e divisioni all’interno dell’impero ed ecco che si rese conto dell’importanza di creare un corpus normativo in base al quale definire un nuovo culto che avrebbe sostituito quello antico. Costantino non poteva sapere che sarebbe stato l’ideatore di un movimento religioso destinato a dominare il mondo e che, nel nome di Cristo, avrebbe commesso atroci delitti.

La vera Chiesa di Cristo

Così come già anticipato prima, io sono un sostenitore che le Sacre Scritture siano la parola di Dio ed è ad esse che faccio sempre riferimento, anche su un tema come questo, sul quale è bene fare chiarezza. Desidero ricordare che Gesù non ha mai parlato di Chiesa come edificio o istituzione religiosa. Secondo le Sacre Scritture la Chiesa è l’insieme di quelli che hanno accettato la salvezza in Cristo e sono stati suggellati dallo Spirito Santo, Romani 8:9 “…Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo spirito di Cristo, non gli appartiene…”, Efesini 1:13 “…In Lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avete in esso creduto, avrete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso…”, Atti 11:26 “…rimasero molto tempo insieme in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani…”, il termine “cristiano” doveva essere noto in ambienti pagani, che intendevano “Cristo” come nome proprio e non come il significato originario, ovvero il “Messia”. L’uso dell’appellativo, coniato in ambienti di lingua greca, può risalire all’anno 44 circa. Esso designa i seguaci di Cristo, considerato il fondamento della loro fede. Il nuovo nome indicava, e indica ancora, che i cristiani sono percepiti come un nuovo gruppo distinto dagli Ebrei e dai seguaci di altri culti. Cristo, infatti, è il fondamento e il capo della Chiesa, che è il suo corpo. Egli è anche la pietra angolare di tale “edificio” spirituale, 1 Corinzi 3:11 “…infatti nessuno può porvi fondamento diverso da quello che già si trova, cioè Gesù Cristo”, 1 Pietro 2: 2-8 “…Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore. Avvicinandovi a Lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo, Si legge infatti nelle Scritture: - Ecco io porto in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso…”. A dirigere la Chiesa di Cristo è lo Spirito Santo e conferisce ai membri di essa i doni in vista dell’edificazione comune. La Chiesa di Cristo è una, perché ha un solo capo, cioè Cristo, un solo Spirito, un solo fondamento, ma c’è diversità di ministeri a somiglianza del corpo umano in cui ogni organo ha una propria morfologia e funzionalità ben definite, 1 Corinzi 12:4-11 “…Vi sono diversi carismi, ma solo uno è lo Spirito, vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore, vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi, e tutti sono stati dissestati da un solo Spirito…”: La Chiesa di Cristo è quindi l’insieme di tutti coloro che sono stati riscattati da Lui avendo accettato il Suo sacrificio sulla croce, fratelli che hanno in comune la conversione in Cristo e che comunemente si radunano per adorare il solo vero fondamento della loro fede. Quindi per Chiesa non si intende la Chiesa Cristiana Cattolica, che invece è a capo di colore che hanno creduto nel cattolicesimo, religione con regole e dogmi scelti e creati dall’uomo, ma la vera Chiesa è l’insieme delle persone che hanno creduto nel vangelo e hanno creduto, per fede, nel sacrificio di Cristo in croce e, di conseguenza, hanno ricevuto lo Spirito Santo che li guida, secondo il volere di Dio, in azioni e opere.
La Chiesa di Cristo, nel tempo voluto dal Signore che ritornerà dal cielo, verrà “rapita” e, da quel momento, sarà per sempre con Lui. Giovanni 14:2-3 “…Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no vi avrei mai detto: - Vado a prepararvi un posto? – Quandò sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via…”, 1 Tessalonicesi 3:14-18 “…Se infatti crediamo che Gesù è morto e poi risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Sulle parole del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza sui morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’Arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo, quindi noi, che vivremo e saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con Lui…”. Nel momento del “rapimento” i morti che erano credenti risusciteranno e i credenti ancora sulla terra saranno trasformati e riceveranno un corpo incorruttibile come quello degli angeli, 1 Corinzi 15:51-55 “…Ecco io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, ad un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. E’ necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’ incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità. E quando questo accadrà si sarà compiuta la parola del Signore: - la morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è o morte la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? - …”

La Chiesa di Cristo è molto di più che quella che oggi ci vogliono fare vedere, ha un preciso “corpo”, un preciso compito e un preciso destino. Nel vangelo di Tommaso, scoperto nel 1945 a Neg Hammadi, in Egitto, è la raccolta di 114 detti di Gesù, uno di questi dice: “La Chiesa di Dio non è in templi fatti di legno e pietra. Spaccaun pezzo di legno e io ci sarò, solleva una pietra e mi troverai…”, queste sono le parole di Gesù e racchiudono l’esatto significato della Chiesa di Cristo e dell’essere cristiano. Non è un caso che la Chiesa Cattolica ha considerato il Vangelo di Tommaso come un testo Apocrifo e non lo ha mai riconosciuto.


2. IL “SANTO” PADRE


La figura del Papa

Il termine Papa deriva dal greco pàppas, espressione famigliare per “Padre”, si iniziò ad utilizzare nel II secolo contestualmente ad un analogo uso fatto per indicare il vescono di Alessandria, in Egitto. La figura del Papa ha origine dai primissimi Concili della Chiesa, nel concilio di Nicea (19 giugno 325) venne riconosciuta la priminenza di alcune sedi patriarcali in modo canonico citava: “ In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute le antiche consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte quelle provincie; anche il vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente in Antiochia e nelle provincie siano conservati alle chiese gli antichi privilegi”. Infine, durante il concilio di Costantinopoli (dal maggio al luglio 381d.c.) si decise che il vescovo di Costantinopoli avrà il primato d’onore dopo il vescovo di Roma, perché Costantinopoli veniva considerata la nuova Roma. Il medesimo canone venne ribadito dal Concilio di Calcedonia, ma non venne, però, accettato dai papi Damaso I, Leone I e Gregorio I in quanto ritennero che l’affermazione del primato papale rispetto al patriarca di Costantinopoli fosse troppo debole. I papi cioè ritennero che la supremazia del vescovo di Roma non dovesse essere determinata da cause storiche, ma da motivazioni teologiche e dottrinali (pressoché inesistenti nelle Sacre Scritture) le stesse che poi porteranno allo Scisma d’Oriente del 1054, evento che determinò la divisione da quella che era la religione di stato dell’impero Romano basata sulla Pentarchia da quella che divenne la Chiesa cattolica occidentale.
Ad oggi il Papa secondo il Diritto Canonico, ovvero l’insieme di norme giuridiche formulate dalla stessa Chiesa Cattolica fin dalle sue origini, è l’autorità più importante quindi capo della Chiesa Cattolica, della sua gerarchia ecclesiastica e, secondo gli aspetti civili, il sovrano della Città del Vaticano.
L’Annuario Pontificio, che è un organo informativo pubblico oltre che una forma di vero e proprio censimento della congregazione cattolica, viene pubblicato ogni anno dal 1912. Nella pubblicazione del 2010  vengono specificati i titoli attribuiti al papa nell’ordine che ne segue:

- vescovo di Roma
- Vicario di Gesù Cristo
- Successore del principe degli apostoli (Pietro)
- Sommo Pontefice della Chiesa Universale
- Primate d’Italia
- Arcivescovo e metropolita della Provincia Romana
- Sovrano dello Stato della Città del Vaticano
- Servo dei servi di Dio

Il Papa è considerato Vescovo di Roma in quanto il governo pastorale della diocesi di Roma viene delegato al Cardinale vicario. Secondo la tradizione cattolica Gesù Cristo conferì a Pietro il primato di giurisdizione sull’intera Chiesa di Dio, di cui ne consegue che chiunque succeda a Pietro nella sua cattedra ottiene il Primato di Pietro su tutta la Chiesa come fece ribadire Pio IX nella costituzione dogmatica Pastor Aeturnus approvata ed emanata durante il Concilio Vaticano I da lui convocato. Difatti per i cattolici l’apostolo Pietro viene considerati il primo Papa della storia basandosi sul versetto biblico di Matteo 16:16-18 “…Simon Pietro rispose: - Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente -. Gesù, replicando disse: - Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anche io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa…”. Ma certo che Gesù Cristo disse a Pietro di evangelizzare e occuparsi della sua Chiesa, ricordandoci che la Chiesa di Cristo è fatta da uomini che hanno accettato Dio nella propria vita, quindi di occuparsi di evangelizzare e fare tutti gli uomini pagani dei nuovi discepolo di Dio, ma con questo non si può affermare che l’apostolo Pietro avesse attenuto un qualche primato che lo rese il capo di una religione, infatti la stessa missione la diete a tutti gli altri discepoli prima dell’ascesa in cielo, Matteo 28:16-20 “…quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato. E, vedutolo, l’adorarono; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: - Ogni potere vi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnado loro a osservare tutte le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente -…”, Gesù non fa alcuna distinzione, non da primati e non fa riferimento a nessun sacerdozio, nel Nuovo Testamento senza dubbio si parla di ministeri, cioè dei servizi: vi erano missionari, profeti, maestri e anche amministratori tra le comunità che si formarono tra i cristiani, ma non vi erano sacerdoti, cioè persone che costituissero un canale obbligato tra Dio e gli uomini e che avessero, essi solo, il primato e il potere di celebrare i sacramenti. Né tanto meno persone che avessero esse sole, in virtù di una consacrazione, il diritto di insegnare o di governare una chiesa.
Sul primato di Pietro, come primo Papa, bisogna essere davvero chiari, anche a costo di sorprendere e sconcertare chi non abbia avuto occasione di seguire le vicende storiche che hanno portato a definire il “ministero di Pietro” come viene oggi generalmente inteso, con le parole del catechismo cattolico. Esso afferma infatti che “Cristo istituì i Dodici sotto la forma di un collegio o di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto in mezzo a loro”. Queste affermazioni potranno avere un significato e un supporto dogmatico, ma non quello di una prova storica. Tutto indica infatti che Gesù non ha creato una chiesa organizzata su base gerarchica, non ha istituito un collegio degli apostoli e quindi neppure un suo capo. E’ in questo senso che va la testimonianza storica degli scritti del Nuovo Testamento: i vangeli, le lettere di Paolo, le altre lettere.
Vediamolo:
In primo luogo, mancano comandamenti espliciti in questo senso. Nel Nuovo Testamento non troviamo ordini o prescrizioni, o suggerimenti sul modo con cui la chiesa, dopo la resurrezione, debba essere governata. L’unico compito che Gesù da hai suoi discepoli l’ho citato prima in Matteo 28:16-20. Non si trova del resto neppure la descrizione o istituzione di una qualche forma di sacerdozio, non ci sono cenni di governatori o vescovi che esercitano funzioni paragonabili ai vescovi dei secoli successivi. Nessuna gerarchia ecclesiastica dunque, e quindi neppure un qualche ministero di Pietro. Diciamolo chiaramente: nella chiesa del tempo apostolico e negli scritti del Nuovo Testamento il papato, semplicemente, non esiste: né nella sua forma attuale, né in forme più blande o simboliche. Di questo ministero centrale non vi è traccia, non viene prescritto e non viene nemmeno presupposto.

Quello che si trova nelle scritture è una grande varietà di tipi di chiesa e di forme organizzative, senza una gestione centralizzata, anzi, quando si deve arrivare a una decisione comune, quella che la Chiesa Cattolica chiamerebbe la gestione di un potere di coordinamento ecclesiastico, troviamo che è proprio Pietro ad essere mandato in missione, Atti 8:14 “…Allora gli apostoli che erano a Gerusalemme, saputo che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio, mandarono da loro Pietro e Giovanni…”, e che non è stato Pietro a presiedere il cosiddetto primo Concilio a Gerusalemme come ci conferma il capitolo 15 degli Atti degli Apostoli. Inoltre Pietro viene pubblicamente criticato e ripreso da Paolo, Galati 2:11-14 “…Ma quando Pietro venne ad Antiochia, gli resistei in faccia perché era da condannare. Infatti, prima che fossero venuti alcuni da parte di Giacomo, egli mangiava con persone non giudaiche, ma quando quelli furono arrivati, cominciò a ritirarsi e a separarso per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei si misero a simulare con lui, a tal punto che persino Barnaba fu trascinato dalla loro ipocrisia. Ma quando vidi che non camminavano correttamente secondo la verità del vangelo, dissi a Pietro in presenza di tutti: - Se tu che sei giudeo, vivi alla maniera degli stranieri e non dei Giudei, come mai costringi gli stranieri a vivere come i Giudei? - …”. Pietro fu indubbiamente un personaggio centrale della prima missione della Chiesa di Cristo, portavoce del gruppo degli apostoli, a lui si fa riferimento come un autorità di fatto, ma nulla che ci permette di vederlo come primo papa, anzi storicamente parlando e sulla base del Nuovo Testamento, si direbbe che il personaggio centrale fu piuttosto Paolo e non Pietro.
Cosa significano allora le parole, così spesso citate, di Gesù che dice a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa” e “Ti darò le chiavi del regno dei cieli, tutto ciò che avrai legato in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terrà sarà sciolto nei cieli” (Matteo 16:18-19)? La pietra e le chiavi, il legame e lo sciogliere sono delle metafore che vanno al di là del senso materiale delle parole. Con quelle parole Gesù risponde a Pietro che aveva allora confessato la sua fede in lui come “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, in quel momento Pietro si converte per primo a Cristo e Lui, con quelle parole, dichiara la nuova comunità di tutti coloro che credono in lui e lo confessano come Cristo, quelle persone che costituiranno la sua Chiesa. Qui viene posta la pietra di fondazione della sua Chiesa che Gesù sottolinea con le sue parole che abbiamo citato. E’ un atto solenne, che comprende una promessa di costanza e una capacità di resistenza contro le forze del male (“le forze dell’Ades, delle potenze del male, non potranno vincere”) una promessa fatta a tutta la chiesa. Queste parole non indicano la costituzione di un governo o di un primato. 
Poi c’è la parola "chiavi" con la quale Gesù metaforicamente affida alla Chiesa e a tutti i credenti un’autorità e una responsabilità effettiva: Pietro, come primo e (in quel momento)unico credente rappresenta in sé tutta la Chiesa. Più tardi le medesime identiche parole del legare e dello sciogliere saranno rivolte a tutta la comunità dei credenti, cioè appunto, la Chiesa. Matteo 18:18 “…Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terrà verranno legate nel cielo, e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo…” . Quindi Cristo sta parlando a Pietro, in qualità di primo convertito, di quella che sarebbe stata la sua Chiesa composta da tutti colore che, come Pietro in quel momento, si sarebbero convertiti, riconoscendo in Lui il Cristo.
Non c’è dubbio che Pietro abbia svolto una funzione di iniziativa e di guida nei primi anni della missione cristiana, ma tale funzione, secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, che è l’unica fonte che abbiamo, si sarebbe conclusa abbastanza presto, quando Paolo gli sarebbe subentrato come figura centrale. Pietro allora scompare e, secondo le tradizioni, sarebbe venuto a Roma dove morì martire, cosa possibili anche se il Nuovo Testamento non offre alcuna traccia esplicita.
Nei vangeli viene riconosciuto a Pietro il ministero di confermare i suoi fratelli (Luca 22:32) e di “pascere le pecore” del Signore (Giovanni 21:16-18), ma tutto ruota attorno alla persona di Pietro e alla sua vicenda di rinnegamento e perdono, senza tracce di una qualche istituzione “petrina”. Solo una mentalità istituzionale, come la nascita di quella che diventerà la Chiesa Cattolica, ha potuto leggere in queste parole un primato. Rimane così un enorme divario tra le testimonianze storiche e bibliche a quello che sono dogmi successivamente creati che hanno cercato di dare un significato a loro testimonianza di quelle parole di Gesù a Pietro. Se da Pietro passiamo poi a parlare dei suoi ipotetici successori, allora parliamo di pura fantasia storica. Se le parole di Gesù a Pietro non possono essere forzate a significare l’istituzione di un governo della chiesa, tanto meno possiamo intenderle come l’istituzione di un governo permanente, da trasmettere ai successori come sovrano che passa il suo scettro ai discendenti, di questo non vi sono tracce nella storia della chiesa antica, infatti la stessa Chiesa Cattolica ha difficoltà a collocare i primi “successori” di Pietro.
Ritornando alla figura e alle funzioni del papa ci si rende conto che hanno assunto in tempi recenti una dimensione che non avevano in passato. Preciso che non si tratti di discutere, almeno per il momento, di questo o un altro papa, o del modo che essi hanno esercitato le loro funzioni, ma dell’istituto stesso del papato, ovvero del cosiddetto “ministero di Pietro”, che ha condotto a definire il papa “vicario” di Cristo e pastore di tutta la chiesa, su di essa ha potestà piena, suprema e universale che può sempre esercitare liberamente (paragrafi 880-882 e 891 del catechismo cattolico). Inoltre il papa viene considerato infallibile quando proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede e la sua morale, di fatto una legge. A lui spetta di governare la Chiesa Cattolica, di approvare le nomine di vescovi e cardinali, il papa è superiore anche al Concilio, che è l’assemblea dei vescovi, ed è lo stesso papa che convoca il Concilio, e le sue deliberazioni possono essere da lui modificate o rifiutate. Al papa aspetta dire l’ultima parola in questione di dottrine e morale. Ed è proprio su questo che desidero soffermarmi, sull’ipocrisia dei papati che non guardano assolutamente alle dottrine che Cristo a insegnato e trasmesso nelle Sacre Scritture, in quanto la Bibbia viene praticamente quasi ignorata nelle liturgie e il comportamento della Chiesa Cattolica, quindi del papa che ne è a capo, non è per niente congruo a quelli che sono gli insegnamenti sulla vita cristiana dettati da Gesù. Per non parlare della morale, o meglio dire dal finto moralismo dietro i quali i papi si sono nascosti fino ad oggi, quando per primi sono stato protagonisti di scandali e azioni che con tutto hanno avuto a che fare tranne che con la moralità. E alla luce di questo come può un papa dettare la morale quando per primo è macchiato di immoralità?


I papi nella Storia

Ho avuto modo di leggere recentemente il libro di Eric Frattini, “I PAPI E IL SESSO: duemila anni di buone prediche e cattivi raccolti”, un libro di cui consiglio la lettura nel quale, il suo autore, fa un viaggio storico di quasi tutti i papati tracciand un chiaro quadro di pontefici che non solo sono stati vescovi di Roma, vicari di Cristo, successori del Principe degli Apostoli, principi dei vescovi, pontefici supremi della Chiesa universale, primati d’Italia, arcivescovi e vescovi metropolitani della provincia Romana, servi dei servi di Dio, padri dei re, pastori del gregge di Cristo e sovrani della Città del Vaticano, ma sono stai anche uomini sposati e pederasti, stupratori e omosessuali, feticisti e ruffiani, nepotisti e incestuosi, sadici e masochisti, simoniaci e zoofili, papi padri di papi e papi figli di papi, papi figli di ptreti adulteri, travestiti e guardoni, falsificatori e assassini, razzisti e massacratori. Tutti ovviamente, secondo la Chiesa che comandano, protetti da Dio e dallo Spirito Santo, oltre che resi beati e santificati.
L’immoralità di questi pontefici hanno governato la Chiesa Cattolica dalla sua nascita fino hai giorni d’oggi, come Innocenzo III il quale, mentre leggeva il rapporto del delegato papale Arnaldo Amalrico, che lo informava dell’assedio di settemila albigesi (tutti donne e bambini)  fornicava con una domestica. O Innocenzo IV che diede inizio all’inquisizione mentre fornicava con schiavi, sia uomini che donne per poi flagellarli. Giovanni XII, stupratore di pellegrine, donne sposate, vedove, fanciulle e bambine, morì per una martellata alla testa assestatagli da un marito geloso. Benedetto VII venne assassinato dallo sposo, geloso, della donna con cui si trovava spesso a letto. Innocenzo III è passato alla storia come uno dei più famosi oggetti e giochi erotici del suo tempo. Innocenzo VIII, il papa che scatenò una delle più feroci persecuzioni alle streghe, godeva nel fare arrestare giovani donne per poi deflorarle e mandarle al rogo, evitando così qualsiasi indescrizione. Leone X, papa omosessuale, doveva andare a cavallo seduto di lato a causa delle ulcere anali di cui soffriva, conseguenza dei suoi numerosissimi rapporti con maschi prestanti che trovava bazzicando i vicoli bui di Roma, e aveva costretto le prostitute a consegnare una parte dei propri guadagni alla chiesa, ovvero a lui. Paolo IV trascorreva le sue giornate a commissionare agli scrittori opere erotiche con le quali riempiva le sue lunghe notti.
Per non parlare di Pio V che, come il suo predecessore Paolo IV, fece degli ebrei l’oggetto del proprio odio. Li costringeva ad indossare un segno di riconoscimento e li confinò nei ghetti, dai quali non potevano uscire senza il permesso dell’autorità ecclesiastica della città. Molti ebrei, soprattutto bambini e anziani, furono vittime della fame e delle malattie, perché hai medici era proibito l’accesso al ghetto. Paolo IV sarebbe passato alla storia come l’uomo che ispirò Hitler, che al pari del pontefice amava bruciare libri e uccidere ebrei. A questo papa fu attribuita la frase: “E’ insopportabilmente irriverente che nella più sacra festività stiamo seguendo la tradizione degli ebrei. Da ora in poi non abbiamo niente in comune con questa gente odiosa”, e fu idea del cardinale Carlo Carafa, nipote corrotto di Paolo IV, obbligare gli ebrei a indossare un cappello giallo per distinguersi dai cristiani. Per la prima volta in tutto lo stato pontificio gli ebrei furono costretti a vivere nei ghetti, prima di trasferirvici, gli ebrei subivano pressioni affinchè cedessero “volontariamente” le loro proprietà alla Chiesa. Questo papa sadico, assassino, torturatore e antisemita fu beatificato nel 1672 da papa Clemente X e canonizzato il 22 maggio 1712 da Clemenete XI. E anche Leone XII fu ricordato perché nel suo pontificato chiese al re di Spagna Ferdinado VII (1784-1833) di ristabilire l’Inquisizione e gli consigliò di bruciare gli ebrei di Valencia in quanto eretici e di concedere l’indulgenza plenaria a tutti coloro che avessero cooperato o aiutato il Sant’Uffizio nella lotta all’eresia. Anche a Gregorio XVI si deve la ferocia persecuzione degli ebrei di Ancona e Senigallia, che furono costretti a vivere chiusi nei ghetti e ai quali fu vietato avere bambini o domestiche cristiane. In perfetto stile “SS” proibì ai cristiani di entrare nei ghetti e agli ebrei di uscirne. Un altro antisemita fu Pio IX che impose pesanti multe agli ebrei arrestati perché vendevano o compravano oggetti sacri quali calici, rosari e crocifissi. Proibì agli ebrei di lasciare la città senza un formale permesso dell’inquisitore e mantenne in vigore la legge che permetteva di condannare a morte gli ebrei. Si diceva che quando i patrioti italiani erano entrati nelle carceri di Pio IX per liberare i prigionieri politici, trovarono molti detenuti che avevano perso la vista o l’uso degli arti a causa della reclusioni in spazi piccolissimi e completamente bui, inoltre nei sotterranei furono scoperti degli scheletri e dei cadaveri in decomposizione in mezzo ad una montagna di vestiti maschili e femminili, oltre che numerosi giocattoli di bambini morti insieme ai genitori. Pio IX morì il 7 febbraio 1878 e fu beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1985. Come i suoi predecessori antisemiti, anche Pio X affermò: “ La religione ebraica era alla base della nostra, ma fu sostituita dalla dottrina di Cristo e non possiamo permetterle di sopravvivere ulteriormente”. Una dichiarazione degna di un papa destinato anch’esso ad essere santificato dopo la sua morte che avvenne il 20 agosto 1914, gli succedette Benedetto XV che governò per otto anni fino alla sua morte dove il conclave elesse papa il Cardinale Achille Ratti, che assunse il nome di Pio XI, sul quale ci torneremo dopo.
Prima vorrei citare Urbano VIII che durante il suo pontificato furono indagati dal Sant’Uffizio diversi casi di adorazione del diavolo da nobili e religiosi. Il primo fu quello del francese Urbain Grandier, sacerdote della chiesa Sainte-Croix a Loudun. Grandier organizzava orge in nome del demonio Asmodeo, durante le quali violentava e sodomizzava le giovani orsoline. Grandier obbligava le suore ad avere rapporti sessuali tra loro e alcune erano anche costrette a farsi penetrate dall’enorme fallo di una statua di Asmodeo. Un altro caso famoso fu quello che si verificò sotto il potificato di Innocenzo X, nel monastero di Saint_louis di Louviers, in Normandia, dove i sacerdoti Mathurin Picard e Thomas Boulle celebravano messe nere e adoravano il diavolo. Durante le cerimonie erano assistiti da una suora che aveva anche il compito di reclutare belle ragazze che assistevano ai rituali, queste venivano violentate ripetutamente da Picard e Boulle in nome del demonio Dagon.
Ritornando al pontificato di Pio XI, reso famoso dalla firma dei Patti Lateranensi che, dopo l’occupazione di Roma del 1870 la quale aveva liquidato lo Stato Pontificio in favore dello Stato Italiano, autorizzavano la creazione del minuscolo Stato Vaticano e, all’articolo 26, dove l’Italia riconosceva lo Stato della Città del Vaticano sotto la sovranità del Sommo Pontefice. Durante il suo pontificato mentre le più alte cariche della Chiesa elogiavano Adolf Hitler, Pio XI era preso a scrivere la sua enciclica “Casti Connubii” del 31 dicembre 1930, dove condannò l’infedeltà, l’emancipazione delle donne, i matrimoni misti tra cattolici e non cattolici, il divorzio, l’educazione sessuale, i rapporti prematrimoniali e l’inseminazione artificiale, senza dire nemmeno una sola parola contro il crimine all’umanità di Hitler.


A succedere a Pio XI fu il cardinale Pacelli, eletto papa ad unanimità e prese il nome di Pio XII che, come il suo predecessore, se da un lato condannava senza alcuna remora la morale sessuale, dall’altro taceva su motivi sicuramente più gravi come l’Olocausto, difatti venne duramente criticato per non aver fatto nulla per gli ebrei europei che venivano continuamente massacrati nei campi di concentramento e, nonostante questo, venne canonizzato. Pio XII fu inoltre, per tutto il suo pontificato fino alla sua morte, che avvenne il 9 ottobre 1958, sempre accompagnato da una donna di nome Pascalina Lehnert o suor Pasqualina che divenne la sua potente ombra, si dice che fosse ben conosciuta dalle alte cariche della curia come la “Virgo Potens” (Vergine Potente). Questa donna era una presenza troppo vicina e confidenziale di Pio XII a tal punto di organizzare le sue udienze o prendere decisioni al suo posto, senza che Pio XII dicesse nulla. Addirittura un’ora dopo la morte di papa Pio XII, accadde qualcosa di sconvolgente, dopo l’annuncio del decesso, il potente cardinale Tisserant scoprì che suor Pasqualina aveva svuotato tre cassetto della stanza del papa e messo in tre sacchi il loro misterioso contenuto. Inoltre aveva bruciato tutti i documenti, il cardinale rimproverò severamente la suora ricordandogli che i documenti di un pontefice, alla sua morte, passano automaticamente sotto il controllo dell’Archivio Segreto Vaticano per essere studiati e classificati. Suo Pasqualina rispose: “Era un preciso ordine del Santo Padre”. Alcuni fonti sostengono che i rapporti tra Pio XII e suor Pasqualina erano così stretti da far pensare a una relazione amorosa o, quanto meno, a un amore platonico. Se così fosse non sarebbe stato né il primo né l’ultimo caso.
Sabato 25 ottobre 1958 iniziò un nuovo conclave che elesse papa il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, che assunse il nome di Giovanni XXIII ed il soprannome di “papa buono”. Dalle ricostruzioni storiche di questo papa emerge che fosse propenso al bene, ne si ricordano molte gesta e opere buone, ma anche Giovanni XXIII nasconde un oscuro operato durante il suo regno. Senza dubbio Giovanni XXIII passò alla storia per aver convocato il “rivoluzionario” Concilio Vaticano II, ma ci si dimentica che lo stesso papa in quel periodo approvò un documento chiamato “Crimen sollicitationis” (crimine di provocazione), scritto dalla sacra congregazione del Sant’Uffizio il 6 gennaio 1962, sotto la direzione del cardinale Alfredo Ottaviani. Il documento stabiliva i provvedimenti da adottare nel caso in cui un religioso, un sacerdote o un vescovo, fosse stato accusato di approcci sessuali con i fedeli durante la confessione. Il documento approvato da Giovanni XXIII stabiliva, inoltre, le punizioni da applicare per i religiosi accusati di pratiche omosessuali, pedofile e zoofile. Il documento venne conservato per quarantuno anni sotto chiave nell’Archivio Segreto Vaticano, fino al 2003, quando diversi mezzi di comunicazione internazionale divulgarono la notizia della sua esistenza, mentre i media attaccarono il pontificato di Giovanni XXIII per l’atto con cui si dava ordine a tutte le diocisi del mondo di tenere segrete le accusa di abusi sessuali nella Chiesa Cattolica, la conferenza episcopale degli Stati Uniti rispondeva che “era un errore considerare il documento una prova compromettente sull’eventuale sistenza di un piano autorizzato da Giovanni XXIII per occultare i reati di abuso sessuale su minorenni compiti da sacerdoti”. Vere o no queste accuse sta di fatto che nel documento si diceva che se un sacerdote era denunciato per aver chiesto favori sessuali al fedele durante le confessioni, coloro che indagavano sui fatti erano “tenuti al più stretto segreto su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica". Allora in vaticano non condanna, come dovrebbe per morale, etica e cristianità, ma obbliga al silenzio, attraverso la scomunica occultando qualunque abuso sessuale venisse denunciato. In America scoppiò lo scandalo degli abusi sessuali su minorenni da parte di numerosissimi religiosi, l’associazione statunitense degli avvocati, che difendono le famiglie con figli abusati sessualmente da religiosi pedofili, attraverso la portavoce Carmen Durso, disse ai vescovi seccamente: “Qualifichiamo il documento come un programma per occultare gli abusi sessuali. Si tratta di ordini rivolti a tutti i sacerdoti e ai supervisori affinchè potessero tenere segret eventuali informazioni relative a tali attività”. Un altro avvocato statunitense, Daniel Shea, dichiarò: “Il documento prova che esisteva una cospirazione internazionale della Chiesa Cattolica per mettere a tacere qualsiasi abuso sessuale. Si tratta di un tentativo sleale di occultare condotte criminali e di un’autorizzazione da parte della Chiesa, con il permesso del papa (Giovanni XIII), all’imbroglio e al favoreggiamento”. Lo scandalo della pedofilia presente nella Chiesa Cattolica scosse profondamente le fondamenta di quella che, ancora oggi, ha il coraggio di farsi chiamare Santa Chiesa Cattolica. Giovanni XIII, il papa buono, ne fu protagonista principale approvando il controverso documento “Crimen sollicitationis” del 1962, anno in qui il pontefice scoprì di avere un tumore di cui morì il 3 giugno 1963.
 Fu allora il cardinale Montini ad essere proclamato papa con il nome di Paolo VI di cui non mancano notizie discutibili sul suo pontificato. I documenti e le encicliche più significative di questo papa furono l’Humanae Vitae del 25 luglio 1968, in qui si respingeva qualsiasi mezzo per il controllo delle nascite, e la Sacerdotalis Cailibatus del 24 giugno 1967, in cui il pontefice si opponeva apertamente all’ipotesi dei matrimoni per il clero mantenendo il celibato ecclesiastico. Paolo VI inoltre era assolutamente contrario a ogni forma di anticoncezionali considerandoli immorali. Il pontificato di Paolo VI venne scosso dallo scandalo sulla presunta omosessualità del pontefice. Nel 1976, indignato per le dichiarazioni omofobe di Paolo VI, il diplomatico, storico e scrittore francese Roger Peyrefitte dichiarò in un’intervista che il papa era omosessuale. L’intellettuale francese sosteneva che nel 1955, durante il periodo in cui il pontefice era ancora arcivescovo di Milano, era nota la sua debolezza per i ragazzi, uno dei quali, un famoso attore, divenne il protetto e continuò ad esserlo negli anni successivi, quando Montini si era ormai trasferito in Vaticano. Le dichiarazioni di Peyrefitte sull’omosessualità dell’allora papa erano assolutamente affidabili, in quanto aveva in Vaticano amicizie autorevoli che gli passavano informazioni su Paolo VI. Uno di questi illustri informatori era monsignor Léon Gromier, canonico di San Pietro, consultore della Sacra congregazione dei riti e protonotario apostolico. Sembra che Gromier era al corrente di tutto quello che accadeva non solo negli uffici vaticani, ma anche nelle camere da letto della curia. Peyrefitte desciveva Gromier come un uomo irreprensibile e molto religioso, scioccato da quello che accadeva all’interno delle mura vaticane e riteneva che l’unico modo per mettere fine agli scandali dei suoi colleghi fosse rivelarli, proprio come fece recentemente il maggiordomo dell’attuale papa Benedetto XVI portando alla luce, attraverso il libro “Sua Santità – Le carte segrete di benedetto XVI” di Gianluigi Nuzzi, intrighi e scandali del papato, ma a Benedetto XVI ci arriveremo in seguito. La presunta omosessualità di Paolo VI lo seguì per tutto il suo pontificato fino alla mattina del 6 agosto 1978, il papa ebbe un malore e le sue condizioni si aggravarono rapidamente, i medici diagnosticarono un edema polmonare grave, provocato in parte dai due pacchetti di sigarette che il papa fumava ogni giorno. Al tramonto Paolo VI morì e il nuovo papa divenne Giovanni Paolo I il pontificato più breve della storia, solo 33 giorni, sulla sua morte corrono voci dell’assassinio che ovviamente furono smentite. 

A succedere a Giovanni Paolo I fu il cardinale polacco Karol Wojtyla che il 16 ottobre 1978 divenne il nuovo pontefice con il nome di Giovanni Paolo II. Una guida spirituale apparentemente di tutto rispetto, un papa che è stato in grado di farsi amare in tutto il mondo e da tutto il mondo, uno dei pochi pontificati così lunghi (1978-2005) e forse l’unico papa onorato, ai suoi funerali, da tutti i politici del mondo e teste coronate, oltre che l’innumerevole gente comune che chiese “Santo Subito”. Eppure anche il pontificato di Giovanni Paolo II fu macchiato, non solo dalla presunta relazione con la sua amica di infanzia Anna Teresa Tymieniecka, una donna all’ombra di Woityla, ma soprattutto per la questione della pedofilia. Per quanto riguarda la pedofilia, Giovanni Paolo II, insieme ai cardinali Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) e Tarciso Bertone, rispettivamente prefetto e viceprefetto della congregazione per la dottrina della fede, adottò un’autentica politica di contenimento per i casi in cui erano implicati sacerdoti. I tre consideravano la pedofilia un problema da nascondere, in cui i colpevoli dovevano essere protetti ad ogni costo, senza preoccuparsi di prestare assistenza alle vittime. Per loro era un problema legale ed economico piuttosto che morale. Il 18 maggio 2001, Ratzinger e Bertone inviarono dal Sant’Uffizio alle gerarchie ecclesiastiche sparse in tutto il mondo una lettera in latino, in cui si davano ordini perentori e precisi su come affrontare i delitti più gravi commessi dai membri contro la morale e la celebrazione dei sacramenti, cioè la pedofilia. La lettera era protetta dal segreto pontificio. Il documento in pratica spiegava cosa fare in caso qualche sacerdote fosse venuto a conoscenza di questi fatti che coinvolgevano un altro prelato, tutte azioni ed eventuali precauzioni fatte solo ed esclusivamente all’interno del clero. E del pedofilo in questione? La Chiesa o le autorità ecclesiastiche dovevano denunciare i fatti alla polizia? Assolutamente no!!! Il documento, come quello che coinvolse Giovanni XXIII, è stato autorizzato da Giovanni Paolo II, e mirava ad occultare alle autorità gli atti di pedofilia da parte dei religiosi, facendo in modo di risolvere all’interno della Chiesa le questioni con al massimo della pena la scomunica che non avvenne in alcun caso, inoltre per tenere nascosti gli abusi, il Vaticano offriva alte somme di denaro hai famigliari delle vittime al fine di non divulgare le notizie o procedere a denuce. Il 23 agosto 2003 fu una data significativa per il pontificato di Giovanni Paolo II che fu nuovamente colpito dallo scandalo dei casi di pedofilia commessi da sacerdoti negli Stati Uniti. Quel giorno il sacerdote pedofilo John Gorghan fu strangolato nella propria cella nel carcere di Souza-Baranowsky, dove stava scontando una pena di dieci anni per aver palpato i genitali di un bambino ed era in attesa di essere giudicato per altri 130 casi di abuso su minori. Il caso Gorghan fu solo l’inizio di una lunga catena di scandali di pedofilia nella Chiesa Cattolica. Giovanni Paolo II non fece nessuna dichiarazione ufficiale dopo aver appreso la notizia dell’assassinio di Gorghan, solo il cardinale spagnolo Julian Herranz, membro dell’Opus Dei, dichiarò ad un’intervista pubblicata sulla Repubblica del 25 agosto 2003: “L’assassinio di Gorghan è una sconfitta per tutti. Appena saputo della notizia ho pregato per la sua anima e per il suo aggressore”, ma chi in Vaticano pregò pubblicamente per le innumerevoli vittime di Gorghan o per gli oltre 5600 casi di bambine e bambini che hanno subito abusi sessuali da parte di religiosi, solo negli Stati Uniti? Nessuno! Il silenzio assoluto sulla questione per ordine di papi come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI. Un altro caso che scosse il pontificato di Giovanni Paolo II fu il caso Groer, arcivescovo di Vienna che abusò di diversi minorenni. Gli abusi dell’arcivescovo iniziarono insegnando ad un ragazzino come pulirsi il pene per evitare infezioni durante la doccia. A fare scattare le prime denucie furono proprio le parole di Groer: “I molestatori di bambini non erediteranno il regno dei cieli” che a sentirle aprirono la strada alle prime denunce da parte delle vittime. Nonostante questo, Giovanni Paolo II, tredici mesi dopo aver ricevuto la prima denuncia contro padre Groer lo nominò arcivescovo di Vienna. Groer fu molto difeso dal papa stesso che da altri esponenti del clero, ma nonostante gli sforzi della Chiesa a sostenere l’arcivescovo di Vienna, sotto le tante pressioni dello scandalo che ormai aveva preso sempre più piede, Groer decise di porre le sue dimissioni a Giovanni Paolo II il quale le accettò, nonostante fosse il suo più convinto sostenitore. Solo alla fine del 1998, quando il Vaticano chiuse le indagini sul caso Groer, Giovanni Paolo II dovette fare un passo indietro dichiarando: “Siamo arrivati alla conclusione morale che le accuse mosse all’arcivescovo emerito cardinale Hans Hermann Groer sono essenzialmente vere. Spero che il cardinale Groer sia in grado di pronunciare qualche parola chiarificatrice e liberatrice. Prego e invito a pregare affinchè possa farlo”. Solo davanti all’evidenza dei fatti Giovanni Paolo II cede e si rassegna che non ha più speranza di difendere e salvare il suo protetto arcivescovo, e la cosa ancora più scandalosa che invita a pregare per l’arcivescovo e non per le vittime e le loro famiglie sulle quali, ancora una volta, cade il silenzio. La sera del 2 aprile 2005, Giovanni Paolo II, il principale sostenitore del pederasta Groer e sostenitore dell’occultazione dei casi di pedofilia, morì all’età di ottantacinque anni dopo più di 26 anni di pontificato che lascia come eredità una politica intransigente, contraria a rivedere le proprie posizioni sul celibato ecclesiastico, sul matrimoni tra omosessuali, sull’aborto, sulla ricerca sugli embrioni, sul controllo delle nascite e sul sacerdozio femminile. Inoltre ebbe la pretesa di mettere a tacere, pagando ingenti somme di denaro alle vittime, lo scandalo degli abusi sessuali commessi per decenni da religiosi sui bambini. Nessuno dei colpevoli fu espulso dalla Chiesa. Questo è il papa che tutti vorrebbero vedere come “Santo Subito”, un gran bell’esempio di ipocrisia.
Nel nuovo conclave si scatenò una lotta tra titani per la nomina del nuovo pontefice, molti cardinali organizzarono nel preconclave una vera e propria campagna elettorale. Il più potente e di fatti eletto nuovo papa della Chiesa Cattolica era il cardinale Ratzinger che si nominò Benedetto XVI. L’attuale papa non venne visto bene soprattutto dalla stampa inglese che lo soprannominarono “Il rotweiler di Dio”, ma furono altri i soprannomi attribuitigli come “Bombardiere B-16” o “Il grande inquisitore”, difatti la figura di questo papa è di un uomo duro lontano dalla compassione e dall’amore che, nonostante tutto, perlomeno trasmetteva il suo predecessore. Benedetto XVI nasce in Germania nella città di Marktl am Inn, a meno di venti chilometri dalla città di Branau, il paese natale di Adolf Hitler. Dire che Benedetto XVI fosse stato un nazista forse è esagerato, anche se non impossibile, ma sicuramente è figlio di quel tempo, in quanto il nazismo era l’unica alternativa, come dichiarò il papa stesso. Benedetto XVI nel 1939, a 12 anni era entrato nel seminario di Traunstein, ma nel 1943, a 16 anni, era stato reclutato con la forza della Gioventù hitleriana e destinato alla controaerea per la difesa delle fabbriche BMW nelle quali si costruivano motori per gli aerei da combattimento. Non credo che in questo ruolo non sia mai capitato all’attuale papa di abbattere qualche aereo nemico, ma di ciò non ci è dato sapere. Esiste però una foto che immortala Ratzinger con l’uniforme della Gioventù hitleriana e un’altra immagine in cui si vede il papa vestito da sacerdote mentre fa il saluto nazista. Davvero un immagine sconvolgente deve essere quest’ultima, come può un uomo di Dio assecondare un tale principio? Ci sono uomini e donne che sono morti per non abbassarsi allo scempio nazista e un sacerdote si mette addirittura a fare il saluto nazista? Al di là del passato discutibile di Benedetto XVI anche questo papa rimane coinvolto negli scandali, innanzitutto per il suo contributo, quando ancora era precetto sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, nell’occultare i casi di pedofilia a tal punto da metterlo in serie difficoltà durante la sua visita pastorale negli Stati Uniti. L’allora avvocato Daniel Shea, difensore delle vittime degli abusi, presentò una denuncia al tribunale federale per “ostruzione alla giustizia” e Ratzinger doveva presentarsi per rispondere alle accuse, ma il cardinale era già diventato papa e in queste vesti si presentò negli Stati Uniti solo per la sua visita pastorale. Per non parlare delle rivelazioni sui documenti privati di benedetto XVI pubblicati sul libro di Nuzzi.

Queste sono le storie solo di alcuni dei papi che furono a capo della “Santa Chiesa Cattolica” ricordando che il papa è considerato il Vicario di Cristo in terra! Questa è una bestemmia al nome di Cristo, è scandaloso come questo sia stato accettato e continui ad essere accettato come veritiero. Ma quale Vicario? Il papa è solo il capo di un’istituzione che ha sempre meno l’aspetto e il contenuto di quella che dovrebbe essere la Chiesa di Cristo. E’ un insulto a Dio che papi come quelli citati si ritengano Vicari di Cristo quando sono coinvolti in scandali e peccati di ogni genere. E’ un insulto alla cristianità quando nella Chiesa Cattolica, che si considera l’unica, santa e vera Chiesa di Cristo siano permessi scempi come quelli commessi dai papi e da tutti i componenti del clero. Il papa è solo il capo di quello che è diventato solo ed esclusivamente uno stato politico e un’istituzione religiosa che mira al potere e al prestigio, ma è ben lontana dalla vera cristianità insegnata da Gesù e la gente deve smetterla di fare finta di nulla, la Chiesa Cattolica non è la strada che porta a Cristo e un vero cristiano non può e non deve accettare quello che questa religione ha fatto e continua a fare nel nome di Cristo. Bestemiandolo! Vi invito a leggere questi due libri da cui ho preso alcuni spunti storici: “I PAPI E IL SESSO” di Eric Frattini e “SUA SANTITA’ – Le lettere segrete di Benedetto XVI” di Gianluigi Nuzzi. Perché è sufficiente la lettura attenta delle Sacre Scritture e il farsi una cultura generale delle cose che si può capire come la Chiesa Cattolica continui ancora ad oggi a ingannare e illudere tutti.


3. LA CASTITA’ NELLA CHIESA CATTOLICA


Origini storiche della castità nel clero

Un altro tassello dolente del cattolicesimo riguarda proprio la castità del clero, un dogma imposto nelle Chiesa Cattolica che non ha alcun riscontro nelle Sacre Scritture, in quanto Gesù non ha mai parlato di celibato e nemmeno ha mai imposto, a chi lo vulesse servire, la castità.

Inizialmente il celibato sacerdotale non esisteva, solo nel Concilio romano del 386, venne per la prima volta stabilito che i sacerdoti sposati non potessero più convivere con le proprie mogli. La norma del celibato venne ampiamente disattesa per tutto il Medioevo, nonostante gli sforzi per farla rispettare, in realtà erano le stesse alte cariche ecclesiastiche a non rispettarlo, per primi i papi che, ipocritamente lo imponevano, ma nelle loro stanze succedeva di tutto e di più. Papa Gregorio I nel 592, due anni dopo le sua elezione, impose l’obbligo del celibato a tutto il clero e pesanti punizioni fisiche a sacerdoti o suore che non rispettavano l’astinenza al sesso. Gregorio I stabilì persino che nessuna suora poteva entrare nella cella di un'altra suora senza il permesso della priora, ogni suora doveva avere un letto, non si poteva abbracciare né toccare il viso con le mani di un'altra sorella, non era permesso togliere il velo, se non di fronte al padre, alla madre o al fratello; se un medico, un confessore o un’altra persona di sesso maschile di cui ci fosse stato bisogno in convento, doveva essere sempre accompagnato da due sorelle. C’erano casi di suore che raggiungevano l’estasi o l’orgasmo quando venivano fustigate, provocando una vera e propria crisi religiosa nella persona incaricata di infliggere la punizione. Papa Gregorio I fu informato della cosa e decise di assistere di persona alle “sofferenze” delle giovani fustigate.
Le condotte sessuali illecite da parte del clero non furono mai debellate, ciò nonostante moltissimi i papi che, nonostante non lo rispettassero, erano a favore del celibato sacerdotale, una legge che si imponeva sempre più nella Chiesa Cattolica, ma che portò anche pesanti problematiche. Alcuni anni dopo la morte di papa Gregorio I, si scoprì che l’editto papale a favore della castità divenne la causa della morte di centinaia di bambini, i cui genitori, entrambi religiosi, erano costretti ad abbandonare. In un racconto terribile di papa Niccolò I riferì che, quando Gregorio I era pontefice, aveva ordinato il drenaggio di un lago vicino a un convento. Sul fondo asciutto erano comparsi i teschi di quasi mille bambini annegati o uccisi in altro modo. Così come furono ritrovati nei conventi ossa di bambini, alcune interrate, altre nascoste nei posti usati per fare i bisogni.

Nonostante le strage di bambini e del fatto che non c’era sorta di punizioni che bastassero per impedire rapporti sessuali dei religiosi, per i pontefici il celibato è sempre stato un chiodo fisso, quasi un ossessione fino a quando il celibato ecclesiastico divenne effettivamente vincolante nella chiesa solo con il Concilio di Trento, che ne sancì, in forma inequivocabile, l’obbligo assoluto, per tutti coloro che dovessero essere ordinati sacerdoti. Tuttora è ancora in vigore nell’odierna disciplina della Chiesa Cattolica, dopo essere stata inclusa formalmente nel diritto canonico nel 1917.
Tra i papi fortemente favorevoli al celibato ci furono:

Giovanni Paolo II, che intervenne più volte in difesa del celibato dichiarando che mantenerlo sarebbe stato una positiva soluzione al calo delle vocazioni, tuttavia affermando di apprezzare anche le prassi orientali di ordinare preti sposati. Spiegò anche il perché fosse a favore del celibato: maggior tempo da dedicare alla parrocchia e alla comunità, un prete non deve pensare ai beni terreni e questo nell’ottica di avere un figlio sarebbe ingiusto. Curioso che però la Chiesa Cattolica ha accumulato ricchezze infinite ed è ancora oggi la religione e lo stato più ricco al mondo.

Paolo VI riafferma nella sua enciclica “Secerdotalis Caelibatus” la posizione chiara della Chiesa Cattolica nei confronti della prassi del celibato, scrivendo: “Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo”. Fulgida gemma? Ma mi chiedo Paolo VI conosceva la storia dei suoi predecessori? Tutto si può dire tranne che il celibato fosse applicato e custodito come un dono cosi importante da essere paragonato ad una fulgida gemma! Insomma ma che ipocrisia spaventosa!

Un altro pontefice a sostegno del celibato fu Alessandro VII che emanò diversi decreti sul celibato, proibendo ai preti di coabitare con donne, anche se loro strette parenti. Urbano II, il papa delle crociate, aveva ben altri pensieri e non aveva molto tempo per occuparsi delle riforme della chiesa, preferiva comandare eserciti che massacravano la gente in nome di Cristo. Ma essendo seguace e prescelto di papa Gregorio VII seguì le sue orme sulla linea di pensiero rispetto al celibato, in un documento del 1095 il papa Urbano II, a Piacenza, condannò severamente il matrimonio tra sacerdoti. Sotto il pontificato di Gregorio VII il pontefice fu impegnato in una missione di reimposta mento della Chiesa Cattolica tra il basso e l’alto Medioevo. Infatti la Chiesa allora viveva un momento di profonda crisi e non erano rari fenomeni di simonia (vendita di cariche ecclesiastiche), religiosi senza vocazione (per molti poveri diventare sacerdoti era l’unica fonte di salvezza) e consacrati senza ordini maggiori. Così realizzò una delle più grandi riforme della storia seguendo i voleri del suo predecessore papa Niccolò II. Nel 1074 pubblicò un’enciclica che assolveva la gente dall’obbedienza verso religiosi sposati, una manovra che sapeva poco di spirituale, ma effettivamente servì solo ad evitare la disgregazione dei possedimenti della Chiesa.

Anche papa Stefano IX, se pur in un anno solo di pontificato, mostrò grande zelo nel rafforzare il celibato ecclesiastico come nell’esigere rigido rispetto per tutte le riforme di Leone IX, che poi sarebbero culminate nelle riforme gregoriane, ovvero un documento fortemente voluto da papa Gregorio VII, da cui prende il nome, è la raccolta di tutte le riforme fatte dai vari papi attuate nel corso dell’XI secolo.

Tra alti pontefici a sostegno del celibato si ricordano anche Alessandro IINiccolò II,Leone IXPalagio II e papa Silicio che fu il primo, nel 385, ad emanare un decreto sul celibato sacerdotale.

Tre decreti, ipocrisie e conseguenze scioccanti il celibato rimane ancora oggi un tassello principale, quasi un vanto, nella Chiesa Cattolica, ma a che scopo? Gesù non ha mai parlato di celibato è solo ed esclusivamente una norma imposta dai papi che mi viene davvero difficile comprenderne il motivo. Può essere solo per avere il tempo necessario nel servizio a Dio e alla Chiesa? Una cosa è certa che sia nella storia che ai giorni d’oggi, il celibato sacerdotale è un sacrificio troppo pesante che viene richiesto, e soprattutto è sbagliato imporlo, una persona deve decidere per se stesso se se la sente di fare un sacrificio tale per mettersi al servizio di Dio, e soprattutto è importante sapere per servire Dio non serve essere casti o no, Dio non fa distinzione in questo, infatti nelle Sacre Scritture vedremo chiaramente come l’apostolo Pietro, aveva una moglie e dei figli come altri apostoli di Gesù. L’imposizione del celibato sacerdotale è diventato un serio problema nella Chiesa Cattolica, sono convinto che è proprio questo obbligo che spinge molti sacerdoti alla pedofilia e commettere atti sessuali senza controllo e di ogni genere. Come disse l’apostolo Paolo se si deve ardere di piacere è meglio sposarsi. Sposato o no un sacerdote o chiunque voglia servire Dio lo deve fare con amore e dedizione seguendo gli insegnamenti che Cristo ha lasciato, questo è davvero importante, cosa mi serve sapere che tutto il clero è casto se poi si abusa di bambini anzicchè insegnarli l’amore? E’ uno scandalo e lo è ogni cosa è stata scelta e decretata dall’uomo.


La bibbia e il celibato


Come precedentemente già citato la bibbia, ma soprattutto le parole di Gesù non hanno mai fatto riferimento al celibato, anzi nel Nuovo Testamento, soprattutto nei vangeli, è invece molto chiaro come sia gli apostoli che Gesù stesso avessero una famiglia al seguito durante le loro evangelizzazioni. Si esprime molto chiaramente anche l’apostolo Paolo sulla questione.
Iniziamo proprio dall’apostolo Pietro, ritenuto dai cattolici il prima papa, i vangeli di Marco, Luca e Matteo indicano chiaramente che Pietro era sposato quando conobbe Gesù. In Marco 10:28-29 si legge: “Pietro gli disse: - Ecco noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito – E Gesù rispose: - In verità vi dico che nessuno di voi ha lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi per amor mio e per amor del vangelo…”, è evidente che Pietro non ha dovuto lasciare nulla per seguire e servire Gesù ed Egli non ha mai chiesto di farlo. Nella prima lettera alla Chiesa di Corinto, l’apostolo Paolo parla di Pietro e afferma che durante i suoi viaggi apostolici era sempre accompagnato dalla moglie, quindi si suppone che dopo la crocifissione di Gesù, Pietro vivesse ancora con lei.

 E’ inoltre storicamente possibile che Pietro arrivasse a Roma con i suoi figli. Il corpo di santa Petronilla, sepolto a Roma, è venerato dalla Chiesa Cattolica come quello della figlia di san Pietro. Il primo riferimento a questo fatto è contenuto nel Papiro 8502:4 di Berlino che, secondo tutti gli esperti, fa parte degli antichi Atti di Pietro apocrifi. Ancora oggi è custodito a Monza un papiro della fine del VI secolo scritto da un certo Giovanni, il quale, per ordine di Teodolinda, regina dei Longobardi, le portò come reliquia un po’ dell’olio che alimentava le lampade poste davanti al sepolcro di santa Petronilla, figlia dell’apostolo Pietro. Sul sarcofago si trovava l’iscrizione “Avrea Petronillae Filiae Dulcissimae”.

Gesù sapeva che Pietro era sposato quando lo scelse come suo discepolo e non avrebbe mai accettato che Pietro divorziasse per seguirLo, difatti Gesù era un gran sostenitore del matrimonio e della monogamia, Matteo 19:4-6 “…Non avete letto che il creatore dal principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una solo carne? Così non sono più due, ma una sola carne…”
A Roma Pietro incontrò Paolo, ritenuto da molti storici vedovo, all’epoca. Anche l’apostolo Paolo nella sua lettera a Corinto fa riferimento sia al fatto che Pietro non fosse solo, sia al celibato. 1 Corinzi 9:5 “…Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e di Pietro?...”, è evidente che Paolo fa riferimento al fatto che Pietro e gli apostoli di Gesù avessero delle moglie e che viaggiavano con loro durante i viaggi di Gesù, emerge anche molto chiaramente come Paolo stesse parlando, non solo degli apostoli, ma anche dei fratelli di Gesù, si proprio così, anche Gesù aveva una famiglia con dei fratelli, ma questo è un aspetto che riprenderemo più avanti. Paolo più avanti nella lettera alla Chiesa di Corinto si pronuncia sul matrimonio considerandolo una cosa buona, non un peccato o una cosa da evitare, 1 Corinzi 7:28 “…se però prendi moglie non pecchi…” ed è anche molto chiaro sul celibato, in 1 Corinzi 7:7 dice: “…io vorrei che tutti fossero come sono io, ma ciascuno ha il proprio carisma in Dio; l’uno in un modo; l’altro in un altro…” Paolo desidera che tutti fossero come lui, solo, al completo servizio di Dio, ma innanzitutto è solo un suo pensiero e non fa di questa sua idea una dottrina generale, che inoltre non è mai stata mensionata da Gesù, ma fa anche chiaramente riferimento al fatto che, proprio la sua posizione, non deve essere un obbligo e riconosce che ogni individuo ha un modo diverso di porsi al servizio di Dio. 1 Corinzi 7:1-2 “…Or quanto alle cose di cui mi avete scritto, è bene per l’uomo non toccar donna; ma, per evitare la fornicazione, ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito…”, Paolo sta ancora una volta ponendo il suo pensiero sul celibato, ma altrettanto insegna che piuttosto che poi compiere peccato, allora è meglio che ci si sposi e continua, nel capitolo 7 della prima lettera a Corinto, a dare indicazioni per un sano rapporto matrimoniale, inoltre sostiene in 1 Corinzi 7:8-9 “…ai celibi e alle vedove, però, dico loro se non riescono a contenersi, si sposino, perché è meglio sposarsi che ardere…”, credo che Paolo più chiaro di così non potesse essere, al di là di quella che è la sua opinione personale consorta vivamente a mettersi nella condizione di non peccare prima di tutto, poi non farebbe alcuna differenza stare soli o sposarsi in quanto in entrambi casi Gesù non rifiuta la devozione e il servizio.

Come abbiamo visto la bibbia ci ha dimostrato come gli apostoli di Gesù erano al suo servizio con al seguito le loro famiglie, inoltre di come non ha mai richiesto il sacrificio del celibato. L’apostolo Paolo invece ci ha insegnato a guardare in noi stessi e capirne le nostre necessità che prescindono la voglia di servire Dio, ed è quello che sostengo fermamente anche io, piuttosto di sentire sacerdoti che abusano sessualmente, che segretamente hanno rapporti sessuali o sentimentali, allora che si sposino, che appaghino la loro natura pur continuando il servizio della Chiesa e della comunità, la Chiesa Cattolica non si rende conto che induce questi uomini e donne a peccare.


La famiglia di Gesù e il dogma della Verginità di Maria


Nel catechismo della Chiesa Cattolica al punto n. 501, dice testuali parole: “Gesù è l’unico figlio di Maria”. Quindi stando alla dottrina cattolica così ben sintetizzata nel Catechismo, Gesù non ha avuto fratelli e sorelle e questo sosterrebbe perfettamente il dogma della perpetua verginità di Maria.

E’ importante sapere che il cattolicesimo antico non prevedeva alcun tipo di devozione che non fosse rivolta esclusivamente a Dio. Quando il cattolicesimo si diffuse nel territorio greco-romano ha fatto si che fossero importati culti pagani, opportunamente rivisitati per dare loro quantomeno una sfumatura nominalmente “cristiana”. Il cattolicesimo ha sempre visto di buon occhio questa contaminazione, in quanto ha favorito l’adesione al cristianesimo da parte delle popolazioni pagane, che potevano ritrovare elementi e culti a loro famigliari. Di tutte queste contaminazioni pagane, la creazione al culto della “Madonna” rivolto a Maria madre di Gesù è forse quello più appariscente, ma anche quello che contrasta di più con i testi dei Vangeli.
Gesù, da buon ebreo monoteista, non ha mai proposto il culto di sé stesso, tanto meno ha mai accettato o dato cenno che sua madre diventasse meritevole di particolari onori solo per motivi di parentela, in quanto sua madre, piuttosto Gesù ha sempre insegnato a glorificare Dio, suo padre, e attendersi alle Sacre Scritture.

Il cattolicesimo oltre ad aver introdotto il culto di Maria, che prese in seguito il nome di “Madonna” che significa fondamentalmente “Signora”, sostiene che Maria era vergine al momento del parto e che lo fu sempre stata, quando invece nei vangeli troviamo scritto chiaramente che Gesù aveva dei fratelli e che di conseguenza Maria, dopo aver partorito Gesù, abbia avuto altri figli da Giuseppe che la tenne in sposa.

Ritornando al culto di Maria non ritroviamo nessun riscontro biblico, al contrario, nel Vangelo di Matteo si legge che quando Gesù iniziò a predicare, sua madre lo venne a prendere per portarlo a casa, considerando probabilmente starno il fatto che il figlio si dedicasse a problematiche religiose piuttosto che aiutare il padre nel suo lavoro di carpentiere. Quando Gesù seppe che sua madre e i suoi fratelli volevano parlare con lui, rispose con questa frase: “…Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli? Pio con la mano indicò i suoi discepoli e disse: - Guarda: sono questi mia madre e i miei fratelli: perché se uno fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre” Matteo 12:46-50. E’ chiaro che Gesù stesse parlando di quella che sarebbe diventata la sua chiesa, quindi chiunque avesse accettato la parola di Dio e il suo messaggio, uomini, donne, madri e padri, ma è altrettanto chiaro che era un discorso evangelico e che Gesù fu interrotto dalla sua famiglia terrena che aveva bisogno di parlare con Lui.

Inoltre nel vangelo di Luca si racconta di una donna che fu probabilmente la prima persona a rivolgere delle parole di devozione alla madre di Gesù in sua presenza. La donna disse: “…Beato il seno che ti portò e le mammelle che ti allattarono! Ma Gesù rispose: - Beati piuttosto quelli che odono la Parola di Dio e l’osservano” Luca 11:27-28. Come si vede chiaramente, i vangeli sottolineano che l’insegnamento di Gesù è teologicamente rigoroso, centrato sull’osservazione degli insegnamenti biblici e non su devozioni sentimentali. Ma i popoli pagano che aderirono per fede, per paura o per convenienza alla nuova religione, non potevano certo dedicarsi alla lettura dei vangeli (a parte l’analfabetismo, era un epoca dove ogni comunità cristiana possedeva solo una piccola porzione del nuovo testamento) e preferivano seguire una religiosità istintiva, che li conduceva a preferire il culto di qualche divinità “materna” piuttosto che l’adorazione di un unico Dio. Il culto a Maria si rese sempre più forte nel corso dei tempi e acquisì sempre più importanza a tal punto di ritenere Maria mediatrice tra l’uomo e Dio. L’insegnamento cattolico dice che Maria prega per gli uomini, ella fa da mediatrice perché prende le preghiere che le si fanno e le porta a Dio. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha decretato: “Assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna…Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice”. L’insegnamento di Gesù nella bibbia però è bene diverso, Egli ha sempre indirizzato le persone ad andare direttamente a lui senza mediatori, Matteo 11:28 “Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati e io vi darò riposo”. In virtù di questa libertà che abbiamo di avvicinarci a Cristo, Stefano prima di morire guardò al cielo e disse: “Signor Gesù, ricevi il mio spirito” Atti 7:59, egli si rivolse direttamente a Cristo che era alla destra di Dio e non ebbe bisogno di rivolgersi a terzi per far giungere la sua preghiera al Signore. Nella bibbia non è mai insegnata né praticata la necessità della mediazione di Maria, né di altri santi. Anche l’idea secondo la quale Maria conosce i bisogni degli uomini è sbagliata, perché la Parola di Dio dice che “I morti non sanno nulla” Ecclesiaste 9:5. All’infuori di Cristo non c’è altro mediatore, come Lui stesso disse: “…Io sono la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me…” Giovanni 14:6, e ancora in Ebrei 7:25 dice: “… Perciò Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre intercedendo per loro…”. L’insegnamento di Gesù e dei suoi apostoli ci insegnano a pregare Dio solo ed esclusivamente nel nome di Gesù Cristo come ribadisce nelle Sacre Scritture: Giovanni 14:13-14 “…e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinchè il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò…” e in Colossesi 3:17 “…qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui…”. Infine, per quanto riguarda la cosiddetta avvocatura di Maria, dobbiamo dire che le Sacre Scritture ci esortano a rivolgerci a uno solo come nostro avvocato, 1 Giovanni 2:1 “…Figli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate, e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto…”, il temine “avvocato” in greco paràklètos, può anche essere tradotto come consolatore. Chi crede veramente in Cristo affida la sua causa interamente a Cristo.
I vangeli, inoltre, ci dimostrano chiaramente come Gesù avesse dei fratelli e che quindi Maria, sua madre, ebbe altri figli dopo di lui e quindi viene a decadere la verginità perpetua di Maria. A sostegno di questa tesi ci sono testi biblici e informazioni storiche, partiamo dove tutto ebbe inizio, ovvero l’annunciazione della nascita di Gesù, Matteo 1: 21-25 “…Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati. Tutto ciò avvenne, affinchè si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta Isaia: - La vergine sarà incinta e partorirà un figlio al quale sarà posto nome Emmanuele – che tradotto vuol dire: Dio con noi. Giuseppe destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie, e non ebbe con lei rapporti coniugali finchè ella non ebbe partorito un figlio, e li pose nome Gesù..”, in questi versetti ci sono più aspetti fondamentali, il primo è riguardo la profezia di Isaia: La vergine sarà in cinta, il termine “vergine” è la traduzione letterale dal greco parthènos, ma è bene sapere che le citazioni dell’Antico Testameno, riportate nel Nuovo Testamento, sono prese dalle versione Septuaginta, cioè l’antica traduzione del testo ebraico in lingua greca. La versione di Isaia 7:14, dove giovane è la traduzione letterale del termine ebraico almah ; in riferimento a tale termine, la caratteristica di verginità è chiaramente dedotta dal contesto, vergine perché giovane, come tutte le giovani dell’epoca che dovevano arrivare vergini al matrimonio. Infatti i traduttori ebrei non hanno esitato a tradurre il termine giovane almahcon parthénos, cioè vergine.
Poi c’è un secondo aspetto importante: e non ebbe(Giuseppe) con lei rapporti coniugali, letteralmente per quel periodo Giusebbe non ebbe rapporti sessuali con Maria. Quello che mise in crisi Giuseppe, a tal punto di voler lasciare Maria, furono due aspetti legati alle leggi e alle tradizioni di quel tempo. Maria era stata promessa in sposa a Giuseppe, all’epoca il fidanzamento durava anche un anno, nel quale gli sposi, ma soprattutto la donna doveva mantenersi integra per il marito, e l’atto sessuale dove avvenire solo dopo la benedizione del matrimonio, sapere che Maria, prima di questo aspettava un bambino mise in crisi Giuseppe primo perché pensava che Maria avesse fornicato con un altro uomo, secondo perché temeva che, secondo le leggi, Maria, in quanto fornicatrice, sarebbe condannata a morte attraverso la lapidazione. Per questo intervenne l’angelo a tranquillizzare Giuseppe che, in segreto, tenne Maria con se riconoscendo come figlio suo quello che Maria portava in grembo. Questo però fu un’eccezione momentanea a quello che era il compimento del matrimonio giudaico, Giuseppe sapeva che avrebbe dovuto pazientare per far nascere il figlio di Dio, ma sapeva bene che il matrimonio non sarebbe mai stato sancito se i due coniugi non consumavano l’atto fisico. Infatti il versetto recita: “…e non ebbe con lei rapporti coniugali finchè ella non ebbe partorito…”, in questo si vede il rispetto e l’amore che Dio ebbe nei confronti di Maria e Giuseppe, rese possibile il miracolo che Maria partorì pur rimanendo vergine per poi dare possibilità alla coppia, in quanto coniugi, di compiere rapporti coniugali nel rispetto delle leggi del popolo e del loro matrimonio.

Il terzo aspetto importante è la conclusione del versetto Mattei 1:25 dove dice: “…finchè ella non ebbe partorito un figlio…”, alcuni messaggi leggono “finchè ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito” come afferma l’apostolo Luca, Luca 2:7 “…ed ella diete alla luce il suo figlio primogenito, lo faciò, e lo coricò in un mangiatoia…”, che motivo avrebbe avuto Luca di specificare che Gesù fosse il primogenito figlio? Se è vero che Maria non ebbe figlio oltre Gesù non ci sarebbe stata necessità di precisare la cosa. Ma Luca non si sbagliò ha scrivere, infatti altri passi nella Bibbia ci confermano che Maria ebbe altri figli che erano i fratelli di Gesù. Matteo 13:55-56 “…Non è questo il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi?...”, Matteo scriveva sull’arrivo di Gesù a Nazaret che recatosi nella sua patria, insegnava nella sinagoga la Parola di Dio, e la gente del posto lo riconobbe, sapevano di chi era figlio e si meravigliavano che un figlio di un falegname, insegnava nella sinagoga. Matteo inoltre specifica anche i nomi dei fratelli di Gesù: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda e fa riferimento anche a delle sorelle. Come riafferma anche Marco nel suo vangelo, Marco 6:3 “…Non è questi il falegname, il figlio di Maria e il fratello di Giacomo, Giuseppe, di Simone e Giuda? Le sue sorelle non sono qui tra noi?...” e anche il vangelo di Luca parla dei fratelli del Signore, Luca 8:19 “…Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla…” e infine anche nel quarto vangelo, quello di Giovanni si afferma l’esistenza della famiglia di Gesù, Giovanni 2:12 “…dopo questo fatto Gesù discese a Cafarno insieme con sua Madre, i fratelli e i discepoli…”. Nei vangeli non si trovano le uniche dimostrazioni che Gesù ebbe fratelli, e di conseguenza Maria ne era la madre, ma anche nel libro degli Atti degli Apostoli troviamo un accenno ai fratelli di Gesù: Atti 1:14 “…tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di Lui…”.

Ora mi sembra talmente chiaro come la Bibbia, la Parola di Dio, sia totalmente in disaccordo su quello che sono le dottrine cattoliche sia sulla verginità di Maria e sul suo culto, la parola di Dio è chiara e trasparente e inutili sono i tentativi tergiversarne il senso. La Chiesa Cattolica ha stabilito dogmi di fede per il suo unico interesse, come abbiamo visto dalla storia, ma questo non sono e non posso essere considerati come veritieri in quanto non esistono citazioni, a loro sostegno, nella Bibbia. Non mi stancherò mai di ripetere che bisogna cercare la verità nella Parola di Dio, non credere a tutto quello che in qualche modo ci viene inculcato, è evidente di come il cattolicesimo sia un esempio di incoerenza e come moltissime delle sue dottrine, siano state il frutto di scelte umane di chi è stato al potere fino ad oggi.


4. IL CULTO DEI SANTI


I Santi nella Chiesa Cattolica e l’idolatria

I primi veri cristiani avevano la più totale repulsione per ogni tipo di onore o devozione sia per le persone che per le statue o immagini, essendo rigidamente monoteisti come gli ebrei. Oltre che conoscere bene il pensiero di Dio in merito. Negli Atti degli Apostoli si racconta che Pietro rimproverò Cornelio perché si era inginocchiato davanti a lui, Atti 10:25-26 “…Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò dicendo: - Alzati anch’io sono uomo!-…”, e solo questo dovrebbe far pensare la contraddizione della Chiesa Cattolica che, riconosce Pietro come primo papa, ma non si è mai fatto proprio l’insegnamento dell’apostolo Pietro che da in questo versetto, infatti i papi hanno sempre ricevuto titoli e onori come fossero dei regnanti, piuttosto che discepoli di Cristo e suoi vicari.

Con la diffusione del cattolicesimo in terre pagane, come abbiamo visto prima, richiese l’immediata esigenza di trovare ai nuovi convertiti un corrispettivo alle divinità protettrici del paganesimo. La Chiesa Cattolica, da sempre intollerante solo quando si mette in discussione la sua autorità, ma estremamente compiacente nell’assecondare ogni compromesso pur di espandersi numericamente, ha pensato bene di istituire, prima a livello ufficioso, poi come vero e proprio dogma, il culto dei santi. Si iniziò inizialmente a parlare di “martiri” riferendosi a tutti coloro che erano morti a causa delle persecuzioni, e successivamente di “santi” per distinguere tutti quelli che erano riusciti a mettere in pratica in modo efficace tutta la dottrina. Ed è curioso pensare come, nell’arco dei millenni sono stati dichiarati “santi” papi o religiosi che nel corso della loro vita hanno apertamente avuto un comportamento poco coerente con le dottrine e con gli insegnamenti di Cristo. Entrambi, martiri e santi, furono oggetto di culto in sostituzione della pluralità di dei che, a livello psicologico, non potevano trovare una adeguata sostituzione nella semplice adorazione dell’unico dio giudeico-cristiano. Come le divinità pagane erano sempre protettrici di qualche categoria di persone, si pensò bene di attribuire ad ogni santo una particolare predisposizione nel proteggere persone, luoghi o eventi. Anche molti templi dedicati alle divinità pagane furono rinominati con nomi di santi simili ai nomi delle antiche divinità.
Ad esempio molti tempi di Giove divennero chiese di san Giovanale, oppure ci sono numerosi luoghi dedicati alle divinità femminili, principalmente templi di Iside, che sono poi diventati chiese dedicate a Maria. In Italia il più famoso di tutti è il Pantheon a Roma, inizialmente era un tempio dell’antica Roma, chiamato anche “rotonda”, dedicato alle divinità dell’Olimpo, in seguito venne convertito in basilica cattolica chiama, ancora oggi, Santa Maria della Rotonda.

Il cattolicesimo introdusse svariati culti, che si allontanavano tantissimo dagli insegnamenti del Cristo, solo al fine di convertire più pagani possibile e avere di conseguenza più seguaci, più potere e più ricchezza, ma tutti questi culti sono contrari al volere di Dio che ha sempre esortato all’adorazione di un solo ed unico Dio e hanno condotto l’uomo al peccato di idolatria che Dio ha sempre condannato sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo Testamento. Esodo 20:3-6 “…Non avere altri dei oltre me. Non ti farai scultura alcuna, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque della terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso…”, cosi come in Deuteronomio 4:15-19 “…affinchè non vi corrompiate e non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di uomo o di donna…” e ancora in Levitico 26:1 “…non vi fate idoli, non vi eleverete immagini scopite, né statue e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa, poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro…”. Prostrarsi, inginocchiarsi è indiscutibilmente segno di adorazione ed è chiaramente espresso, in tutta la Bibbia la proibizione di farsi immagini e adorarle. Anche nel Nuovo Testamento ci sono indicazioni a proposito, 1 Corinto 10:14 “…Perciò, miei cari, fuggite dall’idolatria…” e in 1 Giovanni 5:21 “…Figliuoli, guardatevi dagli idoli…” è così chiara la Bibbia che ancora possiamo dubitarne?

 Le Chiese Cattoliche sono piene di statue, santi, madonne, beati alle quali ci si prostra chiedendo intercessioni e grazie. Vengono dedicati veri e propri culti a queste statue, mesi interi di preghiera, processioni dove la gente prega e piange di fronte a queste statue inerte. Ma se questa non è idolatria allora cosè? E ancora una volta ci troviamo davanti all’ipocrisia del cattolicesimo, ma non sarebbe più coerente che il mondo cattolico negasse pubblicamente la Bibbia e dicesse di voler seguire la loro religione fatta da uomini? Invece di vivere ogni giorno nella contraddizione e nell’ipocrisia? Il cattolicesimo si continua a basare su dogmi e regole decise solo ed esclusivamente dagli uomini, essere cristiani non significa seguire una religione dettata dall’uomo, con dottrine completamente inventate che non hanno nessun riscontro nelle Sacre Scritture, lo sapevate che la “confessione” fu istituita solo nel 1215? E che fino al 1079 e sacerdoti si potevano sposare? O che il papato iniziò a svilupparsi solo dopo il 600? Così come “L’assunzione in cielo di Maria” fu introdotta solo nel 1950? Bisogna leggere, informarsi per rendersi conto che i cattolici non sono altro che i seguaci di una religione studiata a tavolino o ancor peggio una vera e propria setta che niente ha a che vedere con la cristianità insegnata da Cristo.


I Santi secondo la Bibbia


La parola “santo” deriva dal termine greco hagios che significa “consacrato a Dio”. E’ quasi sempre usato al plurale, per indicare un gruppo di persone, “santi”, Atti 9:13 “…Signore, ho sentito dire da molti di quest’uomo quanto male abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme…”; Atti 9:32 “…avvenne che Pietro andava a far visita a tutti si recò anche dai santi residenti a Lidda…”, e ancora, parlando di Paolo prima della conversione in Atti 26:10 l’apostolo dice: “…questo infatti feci a Gerusalemme, e avendone ricevuta l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io richiusi nelle prigioni molti santi…”, il concetto di “santo” nelle Sacre Scritture è riferito alla Chiesa di Cristo, ovvero a tutti colore che, attraverso l’accettazione del sacrificio di Cristo in croce, si sono convertiti e di conseguenza consacrati a Lui. Quindi, biblicamente parlando, i “santi” sono il corpo di Cristo, i cristiani e di conseguenza la Chiesa di Cristo, chiunque si è convertito a Lui. La Bibbia lo afferma chiaramente in 1 Corinzi 1:2 “…alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore Gesù Cristo…”, le parole “santificati” e “santi” derivano dalla stessa radice greca come il termine tradotto comunemente “santi”. I cristiani sono santi in virtù della loro conversione in Cristo, sono inoltre chiamati ad essere santi, a consentire sempre più alla loro vita quotidiana di armonizzarsi più strettamente con la loro posizione in Cristo. Questa è il significato biblico e la vocazione dei santi.

Come può il significato cattolico dei “santi” regge il confronto con l’insegnamento delle Sacre Scritture? Per niente! Nella teologia cattolica i santi sono in cielo, mentre nella Bibbia sono in terra. Nell’insegnamento cattolico, una persona non diventa santa fino a quando non sia stata “beatificata” o “canonizzata” dal papa o da un vescovo importante; mentre nella Bibbia, tutti quelli che hanno ricevuto Gesù Cristo per fede sono santi. Nelle pratiche cattoliche i santi sono venerati, li si prega e, in alcuni casi, sono adorati. Nella Bibbia i santi sono chiamati a venerare, adorare e pregare solo Dio.


Conclusione


Io sono una persona che crede fermamente nell’esistenza di Dio, e credo nel fatto che essere cristiani sia un atto di fede che unisce l’uomo a Dio senza alcuna intermediazione, né tantomeno senza avere l’obbligo di appartenere ad una religione. Le religioni, tutte le religioni nel modo, non sono altro che il frutto dell’uomo di trovare un’alternativa più comoda a quelli che sono stati gli insegnamenti di Gesù, perché essere un vero cristiano e seguire i Suoi insegnamenti non è cosa facile. Io nel mio piccolo ci provo, ogni giorno, consapevole del fatto che ogni giorno sbaglio e questo mi spinge ad affidarmi a Dio che nella sua misericordia conoscere i cuori dei suoi figli. Non mi sento di dire che io sia un bravo cristiano, non posso, ma sicuramente non mi sento e non posso sopportare di essere ipocrita come dimostra di essere la Chiesa Cattolica fatta di alti prelati che in essa credono ciecamente. Una chiesa che ha la sfacciataggine di chiamarsi “Santa Chiesa” e si onora di attribuirsi il titolo di “Unica chiesa di Cristo”, quando invece si è macchiata di scandali e atroci ingiustizie, oltre che ha commettere abominevoli peccati di ogni sorta. Io posso solo nel mio piccolo riportare, sulla basa delle Sacre Scritture, quello che è il vero messaggio di Cristo, poi sta ad ognuno di noi riconoscere da che parte sia giusto stare, ricordandoci tutti però se teniamo a Dio e alla nostra salvezza sono i suoi insegnamenti che dobbiamo seguire, senza ma e senza se. Quindi io esorto davvero tutti a leggere la bibbia, non serve essere grandi teologi per capirne il contenuto e il significato, perchè non basta andare la domenica mattina a messa per essere dei bravi cristiani. Legge leggete le Sacre Scritture e vi renderete conto del vero messaggio di Dio e di quante false verità ci sono all'interno della Chiesa Cattolica.